La mostra Giovanotti Mondani Meccanici Reloaded, tuttora in corso presso il MEET Digital Culture Center (Milano) è una retrospettiva dedicata al gruppo fondato da Antonio Glessi e Andrea Zingoni a Firenze nei primi anni Ottanta. I GMM hanno sperimentato con il digitale sin dall’inizio, dando vita a un laboratorio multidisciplinare aperto che ha visto la partecipazione di diversi artisti. Il gruppo ha attraversato diversi ambiti espressivi e i loro lavori sono caratterizzati da un uso non convenzionale di molteplici tecnologie, dal fumetto al video, dalle installazioni alle performance, dalla musica alle trasmissioni televisive, dal teatro al cinema.

Il nome Giovanotti Mondani Meccanici deriva dai personaggi dei loro primi lavori, strisce fumettistiche pubblicate dal 1984 sulla rivista “Frigidaire” in uno stile grezzo e pixellato. Le avventure del primo computer comics a 8-bit della storia narrano le vicende di “tre teppisti cibernetici, un po’ punk un po’ dark un po’ dandy un po’ Qui Quo Qua”.
In seguito le storie saranno anche adattate al formato video, come accadde per “Giovanotti Mondani Meccanici contro Dracula”, ricavato dal secondo fumetto. La trama racconta di un vecchio e stanco Conte Dracula che incontra i tre GMM, i quali desiderano diventare vampiri per vivere in eterno. Tuttavia, nutrendosi del loro sangue infetto egli troverà la morte in ‘un lutto gonfio di gioia’. Fra i vari riconoscimenti, l’opera vinse nel 1984 il Primo premio per il miglior video italiano al secondo Festival Internazionale Cinema Giovani di Torino, e ne fu tratta una performance con Alessandro Benvenuti nei panni di Dracula.
https://www.youtube.com/watch?v=FpxCqoY-LW4

I GMM sono definiti “hacker dell’immaginario” per i loro “Electronic Mandala”, realizzati nel 1989 e distribuiti attraverso la collana di home video Hacker Test. Si tratta di audiovisivi ipnotici che presentano dei coloratissimi cerchi psicoattivi, come metafora geometrica dell’universo. Questi video di natura lisergica, frutto di elaborazioni digitali, indagano le possibilità dell’utilizzo dell’immagine elettronica come strumento di meditazione e di espansione della coscienza. Gli artisti li descrivono con queste parole: “Immagini che per noi possiedono un indefinibile qualità che li rende terribili e venerabili al tempo stesso. Essi nel loro farsi ci permettono di riflettere sull’origine dell’elettronica e sulla sua possibile naturalità”.
https://www.gmm.fi.it/wiki/gmm-mandala.html

Il gruppo ha sperimentato anche sulle possibilità di interazione in ambienti virtuali, producendo nel 1991 l’installazione “Buddha Vision”. I visitatori -chiamati viaggiatori- vengono ripresi da una telecamera e visualizzati all’interno dello schermo del computer, dove possono interagire con antiche simbologie tantriche e coloratissimi scenari “mistici”. L’individuo si trova così a mettere in scena il suo corpo, muovendosi in modo spontaneo all’interno di un ambiente virtuale sensibile al suo movimento e che si trasforma conseguentemente. In questo modo si può sperimentare cosa significhi agire in una realtà bidimensionale.
https://www.gmm.fi.it/wiki/gmm-buddah.html

Nei numerosissimi lavori di video-art del gruppo si può spesso riscontare una vena ironica, come accade in “Gino the Chicken Lost in the Net” del 1995. L’opera affronta il tema della rete mostrando un pollo, smarrito e confuso, intento a filosofeggiare sull’epoca contemporanea in ambienti virtuali nel cyberspazio; una metafora tragicomica del disorientamento dei primi utenti di Internet. Il personaggio di Gino il Pollo diverrà nei primi anni duemila anche il protagonista di fumetti e cartoni animati e dall’inizio del 2001 è ospite quotidiano di My-Tv, web-television in streaming, nonché autore di libri e brani musicali, fino a diventare una serie cartoon prodotta da Rai.
https://www.youtube.com/watch?v=oUPwIjWGLW0

Queste sono solo alcune delle opere realizzate dai GNN, purtroppo l’allestimento presso il Meet non premia chi desideri soffermarsi sulla ricca raccolta di materiale documentaristico, deterrenti sono la poco accurata diffusione sonora e la totale mancanza di posti a sedere. In ogni caso credo che valga la pena visitare la retrospettiva soprattutto per l’installazione che chiude la mostra. “Tecnomaya in Infotown”, un’opera realizzata nel 1991, è stata riattualizzata per adattarla a un’estetica contemporanea e il risultato è davvero notevole.
Le immagini psichedeliche tecno-retro, che ricoprono le pareti della sala immersiva sotto forma di proiezioni, mi hanno fatta sentire come se fossi all’interno di un tempio in attesa di qualche misterioso rituale di riprogrammazione, o forse all’interno di un computer contagiato da un virus.
https://www.meetcenter.it/it/event/pionieri-dellarte-digitale-gmm-reloaded-2/

Tiziana Gemin