ARS ELECTRONICA – “SPIN-OFF”

Durante il mio soggiorno a Linz, oltre al festival Ars Electronica di cui ho parlato nel post precedente, ho avuto modo di visitare alcune mostre collaterali che hanno arricchito la mia permanenza. Si tratta di tre proposte espositive molto diverse l’una dall’altra, in comune hanno il fatto di essere incentrate sulle tecnologie: la prima riguarda l’ambito dell’interattività, la seconda quello della cryptoart, la terza riguarda i dispositivi lowtech.

“Interactive Plant Growing” – Christa Sommerer e Laurent Mignonneau

The Artwork as a Living System è una retrospettiva che rende omaggio agli artisti

franco-austriaci Christa Sommerer e Laurent Mignonneau, il cui lavoro pioneristico ha segnato indelebilmente il mondo dell’arte interattiva. Le loro opere dai primi anni ’90 sono caratterizzate dall’utilizzo di algoritmi che simulano i comportamenti di esseri viventi, nella loro evoluzione e crescita all’interno dello spazio digitale. Centrale nel loro percorso è la ricerca di interfacce innovative, che sono in grado di gettare un ponte tra mondo reale e immagini digitali tramite un’interazione spontanea. Lo spettatore, accettando di interagire, diventa parte dell’opera stessa.

Fra i lavori esposti “Interactive Plant Growing” (1992) permette di determinare la crescita di vari tipi di piante nello spazio virtuale di una proiezione, semplicemente accarezzando alcune piante reali. “A-Volve” (1994) offre la possibilità di dare vita a una creatura artificiale e di vederla nuotare all’interno di una vasca piena d’acqua, il visitatore può interagire con essa tramite i movimenti della mano. In “Portrait on the Fly” (2015) all’interno di un monitor si visualizza la propria silhouette composta da uno sciame di migliaia di mosche, che si sistemano e riorganizzano creando un ritratto in continuo mutamento. Mi ha colpito in particolar modo un’opera che non conoscevo: “HAZE Express” (1999), in cui accomodandosi su un sedile da treno si può interagire con un panorama virtuale toccando la superficie del finestrino, in questo viaggio è possibile fermare le immagini che passano e osservarle nel dettaglio.

La retrospettiva, ospitata all’OK Linz dopo essere stata allo ZKM di Karlsruhe, sarà visitabile presso iMal a Bruxelles e Azkuna Zentroa Alhóndiga di Bilbao.

http://www.interface.ufg.ac.at/christa-laurent/

“HAZE Express” – Christa Sommerer e Laurent Mignonneau

La seconda mostra, ospitata anch’essa al museo OK di Linz, si intitola PIXELS ed è stata organizzata dal collettivo CryptoWiener. Il gruppo, composto da sei artisti, si è formato per interesse nei confronti di crypto, blockchain, NFT e dal 2018 è attivo nell’arte crittografica. L’esposizione mira a trasmettere conoscenze riguardo a certe tematiche, traducendo il mondo digitale in uno spazio espositivo fisico; il proprio cellulare diventa un portale tra le due dimensioni in un continuo scambio tra reale e virtuale.

PIXELS di CryptoWiener

In generale mi è piaciuto muovermi nelle ambientazioni fisiche pixellate e ho trovato deliziosi i ritratti delle personalità austriache, dal momento che ho una vera passione per le rappresentazioni in pixel art che riportano all’immaginario dei videogame anni ’80. Tuttavia, la fusione tra i due mondi, reale e virtuale, non era molto fluida. Il processo di accesso al Metaverso risultava un po’ macchinoso, necessitando la creazione di un wallet crypto e comportando una navigazione non sempre scorrevole per problemi di connessione.

https://cryptowiener.com/

PIXELS di CryptoWiener

Infine, la mostra Hedonistika – Festival for Automated Hedonism, ospitata presso gli spazi del Kulturverein Damen&Herrenstraße (DH5), è stata organizzata dal collettivo viennese Monochrom, un gruppo internazionale che si occupa di arte, tecnologia e attivismo politico. L’evento prende le mosse da un interrogativo che si può leggere nel testo di presentazione di questa edizione di Ars Electronica: “Possiamo cambiare non solo il mondo in cui viviamo, ma anche noi stessi?”. Secondo gli organizzatori di Hedonistika prima di rispondere a questa domanda è necessario esplorare una delle maggiori forze trainanti dell’umanità: il piacere. Le opere esposte sono state realizzate con l’intento di far riflettere in modo giocoso sul nostro profondo desiderio di goderci il nostro tempo su questo pianeta, e di mettere in dubbio la promessa tecnocratica che dovrebbe condurci verso un futuro migliore.

“Freddy the nugget” di Roman Divotkey, Nora Loimayr e Manfred Schlägl, “Bar Robot” di Heike Siegert e Markus Arning

Il percorso dal sapore low tech prevedeva robot, macchine interattive ed esperienze immersive create per elevare il nostro piacere, alleviare le nostre sofferenze o esaminare i nostri desideri peculiari. “Freddy the nugget” di Roman Divotkey, Nora Loimayr e Manfred Schlägl, è una claw machine che permette di acchiappare dei pulcini virtuali. Il premio per la vincita è un nugget di pollo -reale- rilasciato dal distributore con tanto di foto e nome del malcapitato pennuto. Dopo lo spuntino “commovente” ho deciso di bere qualcosa, mettendo alla prova le mie abilità di coordinamento psicomotorio con un progetto di Anna Vasof. Dopo aver indossato due tubi sulle braccia e un paio di occhiali con al posto delle lenti due bicchieri contenenti un cocktail, ho fallito miseramente cercando di raggiungere la cannuccia per bere aiutandomi con due palette acchiappamosche. Per fortuna subito dopo sono riuscita a soddisfare il mio palato grazie al “Bar Robot” di Heike Siegert e Markus Arning, che consiste in un automa dall’aspetto molto grazioso che mi ha preparato un coloratissimo shottino. Non ho avuto il coraggio di provare il würstel cotto su una minuscola sedia elettrica, ma essendo io un’amante dei dispositivi tecnologici DIY l’esposizione mi ha complessivamente molto divertito.

https://dh5.space/hedonistika/

Artwork di Anna Vasof (centro), scatti da Hedonistika di Monochrom e DH5

Tiziana Gemin